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Alessandro Benetton: “La cosa che ho imparato negli anni è che non tutti i ‘no’ hanno lo stesso peso e significato. La chiave del successo è imparare a distinguerli per capire come rispondere”.

Alessandro Benetton

Trarre insegnamento dai “no”: il punto di vista di Alessandro Benetton

Tre approcci diversi per reagire quando, nella vita così come nella carriera, ci viene detto di “no” a idee, proposte, iniziative: di questo si è occupato Alessandro Benetton in un nuovo episodio della rubrica #UnCaffèConAlessandro, occasione per fornire alcuni spunti di riflessione sul tema. “È una cosa che mi sono sentito dire un sacco di volte durante la mia carriera e immagino sia successo anche a voi”, racconta spiegando che “anche se al tempo non potevo capirlo, oggi sono contento che qualcuno me l’abbia detto. Alcuni dei ‘no’ che ho ricevuto non sono stati dei muri ma la benzina che mi ha permesso di portare avanti le mie idee”. Per l’imprenditore, in queste circostanze sono basicamente tre i modi in cui reagiamo: alcuni ci aiutano su determinati aspetti, altri ci lasciano comunque un insegnamento. Il primo è “trovare una strada alternativa: secondo me sono rari i casi in cui non esiste un altro modo per approcciare il problema”, sottolinea Alessandro Benetton nell’intervento: “Spesso, se ci troviamo di fronte a qualcuno che ci dice ‘no’, la soluzione migliore è ascoltare bene le sue motivazioni e trovare insieme una strada alternativa. È il concetto di squadra, contornarsi di persone che la pensano diversamente da te e che possono arricchire il tuo punto di vista”.

Combattere per la propria idea o arrendersi? Per Alessandro Benetton c’è valore in entrambe le opzioni

Un secondo approccio è quello dell’insistere sul punto in questione, metodo che anche Alessandro Benetton tende a seguire maggiormente: “È un difetto e un pregio, sono sempre molto convinto delle mie idee. In certi casi però è utile perché a volte la risposta giusta a un ‘no’ è puntare i piedi e combattere per far valere la propria idea”. Un aneddoto riportato fa riferimento al primo periodo di 21 Invest, società di private equity che ha fondato nel 1992: “All’inizio era diversa, non funzionava secondo i meccanismi del private equity ed era distante rispetto a quello che volevo creare”. L’imprenditore racconta del “no” ricevuto quando propose di cambiare il modello di business al gruppo di manager che lo affiancava: “Ero certo delle mie ragioni e non mollai il colpo. Alla fine io restai, loro abbandonarono la nave per creare qualcosa di molto simile a quello che avevo in testa”. L’idea, come conferma Alessandro Benetton, diventò un progetto di successo grazie alla tenacia e al modo di reagire verso quel rifiuto. Un terzo approccio ai “no” è infine quello di arrendersi: “È il più difficile perché significa farsi da parte. Però ho capito oggi che forse sono proprio questi i ‘no’ più importanti, tra tutti possono insegnarti qualcosa in più”. A tal proposito, specifica in conclusione, “se arrivo a sventolare bandiera bianca è perché mi sono sentito costretto a fermarmi e analizzare profondamente le mie motivazioni. Se alla fine di questo processo arrivo ad arrendermi è semplicemente perché ho capito che chi mi sta dicendo ‘no’ ha ragione al 100% e non posso fare altro che ammetterlo”.

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