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L’indipendenza tecnologica per abilitare la transizione energetica e garantire sicurezza: l’invito dell’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi nell’intervista dello scorso novembre a “Il Foglio”.

Claudio Descalzi

Claudio Descalzi: il nostro profilo è quello di una compagnia tecnologica che fa ricerca e possiede tecnologie proprie

Mai come oggi l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata intorno al tema della sicurezza energetica. Nei giorni scorsi anche Claudio Descalzi è tornato a parlarne: l’AD di Eni aveva espresso la sua visione già lo scorso novembre nel corso di un’intervista rilasciata all’indomani della COP26 di Glasgow a “Il Foglio”. La tecnologia è il grande filo conduttore, il cuore del mutamento in corso all’Eni: “Il nostro profilo è quello di una compagnia tecnologica che fa ricerca e possiede tecnologie proprie. A questo scopo, stiamo lavorando e investendo da parecchi anni, abbiamo brevetti, abbiamo soluzioni nuove e tutte nostre”. L’AD sottolineava nell’intervista come la tecnologia debba essere neutrale, sartoriale e proprietaria. Neutrale perché per favorire la transizione energetica è necessario ricorrere a ogni strumento a disposizione, nessuno escluso. Sartoriale perché occorre adattarla alle singole esigenze che variano da settore a settore e da Paese a Paese. E proprietaria perché “non esiste un supermercato della tecnologia”. Nell’ottica di Claudio Descalzi inoltre sarebbe sbagliato fossilizzarsi sulle tecnologie tradizionali: se “non si può comprare quello che non c’è” si può comunque lavorare per svilupparlo. Eni guarda da tempo in questa direzione: la cattura della CO2 collegata anche all’idrogeno blu che viene dal metano per decarbonizzare i processi della raffinazione, biocarburanti, l’economia circolare, la trasformazione dei rifiuti in prodotti, gli investimenti per bloccare le emissioni di metano, i servizi di distribuzione sono solo alcuni dei progetti che il Gruppo ha portato avanti negli scorsi anni. Senza dimenticare la fusione a confinamento magnetico su cui è al lavoro insieme al MIT di Boston.

Claudio Descalzi: transizione energetica, necessario dotarsi di strumenti adeguati per passare dalle parole ai fatti

“Cambiare non solo è inevitabile, ma è assolutamente giusto. Abbiamo spinto al massimo la macchina mondo, adesso dobbiamo rimetterla a punto”: questo il messaggio lanciato dall’AD di Eni Claudio Descalzi sulle pagine de “Il Foglio” lo scorso novembre. “È impossibile demolire le infrastrutture costruite nel corso dell’intero Novecento. Viviamo in una rete di cavi, di tubi, di impianti e processi industriali. Dovremmo smantellare tutto questo oppure possiamo utilizzarlo in modo diverso, adattandolo alle nuove esigenze e alle priorità che ci siamo dati? La risposta razionale è trasformare non cambiare radicalmente sia per problemi di costi che di tempi, anche se capisco che spesso prevalgono gli impulsi e le passioni”: secondo l’AD dunque è necessario leggere opportunamente la transizione energetica anche in relazione al contesto storico in cui si sta sviluppando per non rischiare di mancare l’obiettivo. “Abbiamo davanti a noi un lavoro immenso che si può fare solo muovendosi di concerto; politica, istituzioni, industria debbono procedere all’unisono, rifiutando ideologie anti tecnologiche, perché proprio la tecnologia è la chiave della transizione”: dare obiettivi e mobilitare grandi risorse finanziarie per Claudio Descalzi non è sufficiente. Bisogna “dotarsi di strumenti adeguati” per passare davvero “dalle parole ai fatti”.

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