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“Noi come Eni stiamo seguendo percorso basato sulla leadership tecnologica, nella quale Eni ha investito 7 miliardi di euro negli ultimi sei anni”: la vision su emergenza energetica e transizione ecologica dell’AD Claudio Descalzi nell’intervista al “Corriere della Sera”.

Claudio Descalzi

Eni, l’AD Claudio Descalzi al “Corriere della Sera”: emergenza energetica ma nessun compromesso sulla transizione

Nessun rallentamento per la transizione energetica “se si investe in modo massiccio nell’innovazione e nello sviluppo tecnologico”: per l’AD di Eni Claudio Descalzi, intervistato lo scorso 31 maggio dal “Corriere della Sera”, mai come oggi è fondamentale velocizzare il time to market “sia di tutte quelle tecnologie in grado di generare energia completamente pulita, sia di quelle volte a decarbonizzare le fonti tradizionali, come la cattura e lo stoccaggio della CO2, che comunque necessariamente ci dovranno accompagnare nella transizione verso la completa decarbonizzazione”. Nell’intervista l’AD Claudio Descalzi si è espresso anche sull’emergenza energetica in corso: “A una situazione speculativamente eccezionale si deve rispondere con misure eccezionali intervenendo a monte dove si realizzano ingiustificati superprofitti. Altrimenti il rischio è distruggere il mercato”. In quest’ottica Eni negli ultimi mesi ha ulteriormente rafforzato il proprio impegno: “Ci siamo adoperati per poter dare il nostro contributo alle nostre istituzioni sfruttando al meglio e accelerando la produzione delle ingenti risorse di gas che abbiamo scoperto negli ultimi anni, dirottandole verso l’Europa e verso l’Italia”. Si tratta di “una strategia consolidata da decenni”, come ha ricordato l’AD, che “ci consentirà di sostituire interamente il gas russo nell’inverno 2024-2025”. Ma Eni guarda anche oltre: “Noi vogliamo avere rapporti consolidati con le popolazioni al di là della politica del momento. Le nostre scoperte di giacimenti in Egitto, Libia, Algeria, Ghana, Nigeria, Congo, Indonesia, sono state condivise. Le risorse rimangono in buona parte dove sono state scoperte. Non solo. Ci siamo preoccupati di fornire infrastrutture e tecnologie per garantire lo sviluppo di quei Paese. Un solo esempio: in Libia l’80% del gas scoperto resta nel Paese. È un messaggio che l’Europa dovrebbe fare suo pensando soprattutto all’Africa”.

Claudio Descalzi: investiti 7 miliardi nella leadership tecnologica

Il messaggio lanciato dall’AD Claudio Descalzi nell’intervista è di lavorare per garantire la sicurezza energetica senza però rallentare sul fronte della transizione green e proseguendo al contempo negli impegni presi per incentivare una crescita sempre più all’insegna della sostenibilità. Eni oggi può farlo, grazie alla leadership tecnologica raggiunta negli ultimi anni: solo negli ultimi sei sono stati 7 i miliardi investiti su questo fronte, come spiega l’AD nell’intervista. Per affrontare la transizione energetica il Gruppo ha puntato “fortemente sulle rinnovabili (con obiettivo di 6 GW installati nel 2025 e di 60 GW a fine percorso di decarbonizzazione)” intervenendo anche “in ogni ambito di decarbonizzazione del sistema, dai settori hard to abate fino alla mobilità sostenibile, anche dove rinnovabili ed elettrificazione non sono (per tecnologia o efficienza) in grado di arrivare”. Qualche esempio: “Produrremo energia non solo sviluppando le rinnovabili, solare ed eolico, ma con idrogeno verde e blu, bio carburanti nelle bioraffinerie, nonché metanolo e idrogeno dai progetti di valorizzazione dei rifiuti; faremo chimica sostenibile sfruttando i materiali da riciclo e materie prime rinnovabili, e produrremo bio metano da processi di upgrading del biogas”. Prodotti decarbonizzati “che genereremo verso un vasto parco clienti retail, commerciale e industriale, e relativo alla mobilità sostenibile”. E poi il progetto in sviluppo con il MIT di Boston incentrato sulla fusione a confinamento magnetico: “Qualcosa completamente diverso dal nucleare attuale basato sulla fissione. Non parliamo di fantascienza ma di una tecnologia pulita, in grado di generare energia pressoché infinita e che all’inizio del prossimo decennio potrebbe avere le prime versioni industriali”. Per Claudio Descalzi si tratta di una tecnologia destinata a diventare il vero game changer della transizione energetica: “È per questo che stiamo progressivamente aumentando il nostro impegno. Il CFS di cui Eni è il primo azionista ha fatto un aumento di capitale da 1,8 miliardi raccolti in pochi giorni. Ciò significa che il mercato ci crede”.

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